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Checklist prevenzione infezioni del sito chirurgico: dati e controlli preliminari

Prolungare l’antibiotico dopo un intervento sembra una forma di prudenza: si vuole proteggere la ferita mentre il paziente è ancora in ospedale, o anche dopo la dimissione. Ma la profilassi antibiotica ha un obiettivo preciso e un tempo definito.

Aggiornato15 ottobre 2026
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Checklist prevenzione infezioni del sito chirurgico: dati e controlli preliminari

Checklist per la prevenzione delle infezioni del sito chirurgico: dati e controlli preliminari

Se viene continuata oltre l’intervento senza una specifica indicazione clinica, non è dimostrato che prevenga le infezioni del sito chirurgico; aumenta invece l’esposizione agli antibiotici e contribuisce alla pressione che favorisce la resistenza antimicrobica.

La prevenzione comincia prima dell’incisione e non si esaurisce quando la ferita viene medicata. Servono criteri condivisi per riconoscere le infezioni, dati raccolti in modo confrontabile e controlli coerenti con le evidenze. Una checklist prevenzione infezioni sito chirurgico è utile se aiuta l’équipe a mantenere questo filo, dalla preparazione del paziente alla sorveglianza dopo l’intervento.

Che cosa sorvegliare e a quale scopo

L’Istituto Superiore di Sanità definisce l’infezione del sito chirurgico (ISC) come un’infezione che compare dopo un intervento nella sede interessata: può coinvolgere la cute, i tessuti sottocutanei, organi o spazi, oppure materiale impiantato. La definizione serve a stabilire quali eventi registrare e a rendere confrontabili i dati tra strutture e procedure. Senza criteri condivisi, anche una raccolta dati accurata rischia di restituire un quadro difficile da interpretare.

La sorveglianza delle infezioni post operatorie ha una funzione pratica: misurare i tassi, stimare la dimensione del problema, individuare dove intervenire e valutare nel tempo l’effetto delle azioni adottate. Non basta quindi contare i casi. Occorre leggere i risultati insieme alle caratteristiche delle procedure e restituirli a chi può modificare i processi assistenziali.

La pagina ISS cita uno studio in cui le aziende sanitarie che avevano partecipato alla sorveglianza per almeno due anni, con continuità e attività di controllo e feedback ai chirurghi, presentavano un rischio di ISC inferiore del 29% rispetto alle aziende che non avevano partecipato. Il dato descrive un’associazione legata a quel percorso di sorveglianza e feedback. Non è una garanzia di riduzione per ogni ospedale o per ogni intervento, e non dimostra che il risultato dipenda dall’integrazione di uno specifico bundle nel protocollo locale.

Sorvegliare significa trasformare i casi registrati in informazioni che tornano a chi può intervenire.

Perché il confronto sia utile, criteri di inclusione e modalità di registrazione devono essere chiari: quali interventi rientrano nel monitoraggio, quali infezioni vengono conteggiate e per quanto tempo si segue il paziente. In assenza di queste regole, due reparti possono usare la stessa etichetta per fenomeni diversi. I criteri inclusione monitoraggio SCII, quindi, non sono un adempimento separato dalla clinica: stabiliscono il perimetro entro cui leggere i risultati.

La sorveglianza può inoltre mettere in evidenza scostamenti che una verifica occasionale non coglierebbe. Un dato isolato non spiega da solo perché si è verificata un’infezione; una serie di dati raccolti con metodo può invece suggerire dove approfondire, per esempio nella preparazione preoperatoria o nell’applicazione della profilassi. Il passaggio successivo è discuterne con l’équipe e verificare se le procedure concordate vengono applicate.

Preparare il paziente prima dell’intervento

La gestione dei peli è un esempio semplice di come una routine possa incidere sulla barriera cutanea. L’OMS non raccomanda la rimozione abituale dei peli nel sito chirurgico. Se per ragioni legate all’intervento è necessario rimuoverli, indica di preferire i clipper alla rasatura con lametta. La lametta può provocare piccole lesioni della pelle, anche poco visibili, che compromettono la barriera cutanea.

La sequenza operativa è essenziale: prima si valuta se la rimozione serve davvero; poi, se serve, si sceglie il metodo appropriato. Eliminare un gesto automatico conta quanto eseguire correttamente quello necessario. L’indicazione va condivisa tra chi prepara il paziente e chi lo accoglie in sala, così che la stessa pratica non venga interpretata in modo diverso nei vari passaggi.

Anche la comunicazione interna ha un ruolo. Spiegare perché si evitano le lamette rende la procedura comprensibile e più facile da mantenere nel lavoro quotidiano. Una regola applicata solo quando qualcuno controlla è fragile; una regola di cui l’équipe conosce il motivo ha maggiori possibilità di diventare parte stabile del protocollo preparazione intervento chirurgico.

Prima dell’intervento, la preparazione non si limita alla cute. Rientrano nel quadro anche la profilassi antibiotica, la valutazione dei parametri metabolici e la pianificazione delle misure per mantenere la temperatura corporea. Questi controlli non sono intercambiabili e non si applicano sempre nello stesso modo: vanno ricondotti alla procedura, alle condizioni del paziente e alle indicazioni del protocollo locale.

Profilassi antibiotica: indicazione, momento e durata

La profilassi antibiotica perioperatoria ha lo scopo di ridurre il rischio di infezione in procedure per le quali è indicata. L’OMS riconosce il beneficio della profilassi somministrata nel momento previsto, ma non rileva un beneficio preventivo nel prolungarla oltre l’intervento. Continuare gli antibiotici senza un’indicazione terapeutica specifica espone il paziente al farmaco più a lungo senza un vantaggio dimostrato nella prevenzione dell’ISC e contribuisce al problema della resistenza antimicrobica.

Il momento di somministrazione, la molecola e la durata dipendono dalla procedura, dal profilo del paziente e dalle raccomandazioni applicabili. Non esiste un’indicazione unica da trasferire automaticamente a tutti gli interventi. Per questo l’équipe deve conoscere il protocollo aziendale pertinente e distinguere la profilassi preventiva dalla terapia avviata per trattare un’infezione o un’altra condizione clinica.

Il punto operativo non è aggiungere dosi per prudenza, ma applicare correttamente l’indicazione: scelta appropriata, somministrazione nel tempo previsto e interruzione secondo le raccomandazioni. Se emerge una ragione clinica per proseguire la terapia, la decisione va trattata come tale, non come una continuazione automatica della profilassi.

Glicemia e normotermia durante il percorso perioperatorio

Il controllo glicemico non riguarda soltanto le persone con diabete noto. Le linee guida CDC del 2017 indicano un obiettivo glicemico inferiore a 200 mg/dL nel periodo perioperatorio sia per i pazienti diabetici sia per quelli non diabetici. La glicemia è un parametro misurabile e modificabile; per questo il monitoraggio e l’eventuale gestione devono essere coerenti con le indicazioni cliniche e con il protocollo della struttura.

Il valore non va trasformato in un numero da annotare senza seguito. Se il controllo segnala uno scostamento, la risposta deve essere affidata ai professionisti responsabili della gestione clinica, secondo le procedure locali. Anche la documentazione ha un’utilità concreta: permette di sapere che cosa è stato misurato, quando e quali decisioni sono state prese.

La normotermia è un altro elemento della prevenzione. Il paziente va mantenuto entro i valori fisiologici, con monitoraggio e, quando necessario, misure di riscaldamento attivo. Il riferimento operativo preciso deve seguire il protocollo applicabile: non è corretto inventare una soglia universale quando le indicazioni consultate non ne stabiliscono una valida per ogni contesto.

Questi aspetti richiedono coordinamento. La rilevazione dei parametri, la disponibilità dei dispositivi e la comunicazione tra i professionisti devono accompagnare il paziente lungo il percorso perioperatorio. Un controllo eseguito una sola volta o registrato senza che l’équipe sappia come usarne il risultato perde buona parte della sua utilità.

Anche le raccomandazioni sull’ossigeno mostrano perché sia necessario mantenere aggiornati i protocolli. La seconda edizione delle linee guida globali OMS, pubblicata il 1° dicembre 2018, comprende 29 raccomandazioni su 23 temi, basate su 28 revisioni sistematiche. L’indicazione sull’ossigeno inspirato all’80% nel periodo perioperatorio, inizialmente formulata come raccomandazione forte, è stata successivamente ricondotta a una raccomandazione condizionale. È un promemoria utile: il peso di una raccomandazione dipende dalle evidenze disponibili e può cambiare quando queste vengono rivalutate.

Dal dato al miglioramento della pratica

L’ISS ha pubblicato un bundle nazionale per la prevenzione delle ISC in versione dicembre 2024; la pagina dedicata ne segnala la pubblicazione a maggio 2025. Sono disponibili una versione completa e infografiche sulle misure del bundle e sulle misure aggiuntive. È un riferimento operativo da conoscere insieme ai protocolli aziendali e alle raccomandazioni specifiche per la procedura.

L’uso del bundle non sostituisce la definizione dei casi, la qualità della raccolta dati o il confronto dei risultati. Una misura può essere prevista sulla carta e applicata in modo discontinuo; per questo occorre osservare la pratica, verificare gli scostamenti e riportare le informazioni all’équipe. La sorveglianza, da sola, non corregge un processo; il suo valore emerge quando i dati vengono discussi e guidano verifiche e azioni appropriate.

AmbitoIndicazione da considerareRiferimento
Definizione di ISCInfezione che interessa cute, tessuti sottocutanei, organi, spazi o materiale impiantato dopo l’interventoISS
SorveglianzaRaccolta continuativa, controllo e feedback; lo studio citato dall’ISS riguarda aziende partecipanti per almeno due anniISS
Gestione dei peliNon rimuoverli abitualmente; se necessario, preferire i clipper alla lamettaOMS
Glicemia perioperatoriaObiettivo inferiore a 200 mg/dL nei pazienti con e senza diabeteCDC, 2017
Profilassi antibioticaSomministrarla secondo l’indicazione e il momento previsti; non prolungarla dopo l’intervento a scopo preventivoOMS
TemperaturaMantenere la normotermia secondo il protocollo applicabileCDC, 2017
Ossigeno inspiratoL’indicazione all’80% è stata ricondotta a una raccomandazione condizionaleOMS, 2018
Bundle nazionaleConsultare il bundle ISS e coordinarlo con il protocollo aziendaleISS

Una checklist prevenzione infezioni sito chirurgico funziona quando rende visibili i passaggi che possono sfuggire alla routine: la definizione del caso, la preparazione della cute, l’uso appropriato degli antibiotici, il controllo della glicemia e della temperatura, la registrazione degli esiti. Ma il foglio non basta. La sorveglianza citata dall’ISS è associata a un rischio inferiore del 29% nelle aziende che avevano partecipato per almeno due anni, con continuità e attività di controllo e feedback ai chirurghi. Questo risultato non va esteso oltre ciò che lo studio descrive.

La parte decisiva è mantenere aperto il percorso tra raccolta dati e pratica clinica. Si registrano gli eventi con criteri condivisi, si restituiscono i risultati a chi lavora con i pazienti e si verifica se le misure concordate vengono applicate. Il bundle nazionale può essere consultato nel lavoro di revisione dei protocolli, ma il dato del 29% riguarda l’associazione descritta per la partecipazione alla sorveglianza e le attività di controllo e feedback.

Guardare il sito d’incisione resta un gesto clinico concreto. Perché diventi anche prevenzione a livello di reparto, però, deve stare dentro un sistema che riconosce le infezioni, impara dai dati e modifica le pratiche quando serve.

Domande frequenti

Cos'è un'infezione del sito chirurgico secondo l'Istituto Superiore di Sanità?
È un'infezione che compare dopo un intervento nella sede interessata, potendo coinvolgere la cute, i tessuti sottocutanei, organi o spazi, oppure materiale impiantato.
Quali benefici comporta la sorveglianza continua delle infezioni rispetto a quelle che non vi partecipano?
Uno studio citato dall'ISS mostra che le aziende sanitarie partecipanti alla sorveglianza per almeno due anni, con continuità e feedback, presentavano un rischio di infezione del sito chirurgico inferiore del 29% rispetto a quelle non partecipanti.
Cosa raccomanda l'OMS riguardo alla rimozione dei peli prima di un intervento?
L'OMS non raccomanda la rimozione abituale dei peli e, se necessaria per l'intervento, indica di preferire i clipper alla rasatura con lametta per evitare microlesioni della pelle.
Qual è l'obiettivo glicemico raccomandato nel periodo perioperatorio?
Le linee guida CDC del 2017 indicano un obiettivo glicemico inferiore a 200 mg/dL sia per i pazienti diabetici sia per quelli non diabetici.
Come viene considerata attualmente la raccomandazione sull'ossigeno inspirato all'80%?
L'indicazione sull'ossigeno inspirato all'80% nel periodo perioperatorio, inizialmente formulata come raccomandazione forte nelle linee guida OMS del 2018, è stata successivamente ricondotta a una raccomandazione condizionale.